Serena Pieruccini
Questo piccolo mondo di cartapesta nasce dall’esigenza di allargare i confini del reale quotidiano, con la sua crudele tangibilità dove il fantastico viene relegato in un minuscolo spazio, spazio che sembra ormai stretto perfino al mondo dell’infanzia. Ogni imposizione mi ha sempre soffocato e il bisogno di una mancanza di schemi mi ha portato fin da piccola a prendermela non poco per questa scissione fra fantastico e reale. Una linea di confine che mi è sempre sfuggita. Nei racconti di mia nonna sul suo passato, permeato di immagini del folklore locale, ho trovato un appiglio: è reale ciò che vogliamo che lo sia…Immagino il quotidiano dei miei nonni così ricco di zone d’ombra da avere la possibilità di riempirle in modo irreale.
La mia “vena artistica” è solo desiderio di fuga, i miei personaggi materiali sono solo fuggiaschi clandestini del mondo della mia fantasia che, sono riusciti ad oltrepassare il confine e giungere fin qua, nella realtà (alla faccia di chi dice che i sogni sono impalpabili).
Questo mondo di cartapesta è un compromesso o, meglio, un insieme di compromessi. Mi salva dal quotidiano, mi da una scusa per pormi strana, dando una classificazione di me, alle volte; mi salva dal non essere riuscita a disegnare ma, pur sempre carta uso; mi salva dalla bimba che cerca in ogni modo di fuggire dal mondo e non potendo impara a portare un po’ del suo mondo in questo.
Siamo così soli e fragili, così bisognosi che qualcuno ci rivolga lo sguardo e si allontani con un ricordo possibilmente imposto da noi e che, renda agli altri il personaggio che ci siamo disegnati… cosicche il personaggio che interpretiamo diviene reale…
Questo mondo oscilla sotto i nostri piedi come un tagadà in corto circuito, restare in piedi è più che una sfida, se ci facciamo prendere dal panico è finita e solo riuscendo a metterla sul gioco c’è una possibilità contro la nausea. Quando dico questo mondo mi rivolgo al quotidiano, alla vita sociale, non al mondo in se per se dove la meraglia inizia all’alba per divenire incredibile nel sole, magica al crepuscolo e dolce e smisurata nella notte e, infinita fonte di estasi in ogni forma vivente e, un regalo spropositato quando un altro essere condivide il suo cuore.
Comunque nasco a Capannori, comune della provincia di Lucca, nel letto dei miei genitori l’8 marzo 1973. Sono un po’ curiosa fin da piccola e rompo parecchio le scatole al prossimo chiedendo storie di paura. Inizio a disegnare un mondo in versione cartone animato giapponese alle elementari assieme a mia cugina, al tempo una sorella per me, adesso, come tutte le sorelle l’ho persa di vista. Questo mondo mi permette di sfuggire una realtà un poco complessa e difficile ma, al contempo mi fa fuggire troppo e col tempo la scissione si fa dolorosa. Mi perdo e mi ritrovo a più riprese tra le rovine di un quotidiano straniero e demolito. nel frattempo frequento il liceo Artistico sperimentale a lucca e sfogo la mia frustazione nello sport, che mi avvivina al mondo dei massaggi. Dopo il liceo lavoro un anno in fabbrica poi, mi diplomo alla scuola di massofisioterapia, faccio un anno di accademia di Belle Arti ma sono troppo insofferente alla scuola e lascio. Mi sposto da Marlia a Pontedera dove entro in contatto con il mondo dei burattini grazie a Roberto Ciani, Alessandro Gigli e Andrea Mancini.



