Libri Dolcemente Tenebroso il Risveglio di Lucilla
Libri Dolcemente Tenebroso il Risveglio di Lucilla

Dolcemente Tenebroso il Risveglio di Lucilla

5.00 out of 5 based on 1 customer rating
(8 recensioni dei clienti)

15,00

Vincitore del primo premio come “Miglior Urban Fantasy italiano per adulti del 2012″, il romanzo d’esordio di Serena Pieruccini, è un mix tra gotico e noir che vi terrà incollati al libro fino all’ultima pagina.

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Product Description

Trama

“È una notte di giugno quando Lucilla apre gli occhi, nella sua bara, svegliata dai miagolii di un gatto. Immaginatevi il suo sconforto nel trovarsi in piena notte in un cimitero, nel rendersi conto di essere morta, senza però ricordare come sia accaduto. Ma fra le ombre ecco che arriva Biglia, pronto ad aiutarla, a farle da cicerone e da amico nelle incredibili notti che si susseguiranno. Lucilla scopre subito di avere un legame con i gatti morti che trova sbrindellati fuori dal cimitero e che cuce rimettendoli assieme. Chi è che fa a pezzi quei poveri animali e li va a sotterrare tra i cipressi? E per quale motivo? Perché Lucilla non riesce a ricordare com’è morta? Come mai ha tutte quelle cuciture sul corpo? Una notte dopo l’altra, fra la comparsa dei più svariati e strambi personaggi, Lucilla verrà a capo di un grande mistero.
Intanto, di giorno, il commissario Angelo Lugosi indaga sulle atrocità commesse da un serial killer. Si tratta di un caso davvero difficile, ma ci saranno il suo fedele Gongo, un meticcio fin troppo sveglio, i due ispettori e la bella Ligeia a confortarlo e ad aiutarlo senza fargli perdere il senno. I sospettati si svelano a poco a poco, raccontandoci un po’ di loro, facendoci confondere forse, come in ogni giallo che si rispetti. Chi sarà l’assassino? Com’è morta Lucilla? Quale mistero aleggia nel cimitero? Chi uccide i gatti? Perché Lucilla ne è così legata? Chi scrive le filastrocche? E chi è Biglia? Non vi resta che scoprirlo.“

Book Trailer

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Additional Information

Peso 0.250 kg
Pagine

312

8 reviews for Dolcemente Tenebroso il Risveglio di Lucilla

  1. 5 out of 5
    Valutato 5 su 5

    :

    Ho trovato questo romanzo una perla di letteratura gotica noir, prima di leggerlo, anzi prima di acquistarlo, pensavo fosse un romanzo del genere teen gothic, poi ho letto la prefazione e visto il book trailer (accattivante) e ho cambiato subito idea, quella che è l’ispirazione che dà origine alla storia, il filo conduttore del libro, mi è sembrato da subito intrigante. La conferma poi l’ho avuta leggendolo, piacevole ad ogni pagina, mai morboso, anche se la vicenda potrebbe rimandare a inquietanti immagini nella mente del lettore, diciamoci la verità, i bambini e i gatti seviziati sarebbero un elemento da far accapponare la pelle, se non fosse tutto abilmente plasmato con sapienza e alleggerito ha saputo fare l’autrice; mai stucchevole, non già letto o scopiazzato, trito e ritrito come tanti romanzi che si trovano sugli scaffali delle librerie, di scrittori, anche blasonati, che forse dovrebbero riporre la penna nel cassetto, perché orami divenuti dei “mestieranti” e hanno perso la spontaneità e l’originalità; è avvincente, fresco, i personaggi si fanno amare, sono “vivi”, si riesce a vederli con la mente, tutti… zombie e viventi, umani e animali…non si può non affezionarsi a Lucilla e ai suoi numerosi amici…non si vorrebbe smettere mai di leggere questo romanzo, che troppo presto giunge all’ultima pagina, proprio perché non si riesce a non “divorarlo”. Aspetterò trepidante il seguito!!

  2. :

    Piccolo grande capolavoro di originalità, fantasia e cretività!
    Divorato nell’arco di 24 ore.
    Una “favola nera” appassionante, divertente, mai banale, ricca di personaggi irresistibili, sia nel bene che nel male, con un intreccio narrativo semplicemente ipnotizzante: non riesci a smettere di leggere il libro man mano che la storia si evolve.
    L’originalità della storia e il modo in cui i personaggi sono caratterizzati fanno si che il libro non venga dimenticato dopo qualche tempo (come spesso purtroppo succede) ma al contrario lo collocano fra quelle storie che “a volte ritornano”…
    Libro ricco, appunto, di citazioni e omaggi al mondo dell’horror e, least but not last, arricchito in maniera esagerata da moltissime favolose filastrocche che lo rendono un piccolo grande capolavoro di fantasia e creatività!

  3. :

    Lucilla è un personaggio ben costruito e che ben regge la struttura di un romanzo insolto quanto delicato. Bella la veridicità con la quale sono “mossi” gli animali, sintomo di un’acuta e amorevole osservazione della realtà. Bella anche la trama gialla, che ben si bilancia tra Lucilla e Lugosi.

  4. :

    Non stavo sognando.
    Non ero uno scherzo.
    Mi trovavo in un cimitero, seduta sulla mia tomba ed ero morta: non sentivo il mio cuore battere. Mi toccai: non ero un fantasma, sentivo la carne e il freddo sotto di essa, dove la pelle toccava la tomba.
    Non ero un vampiro, tastavo i miei denti con la lingua e non avevo zanne. Che peccato, mi piacevano tanto i vampiri.
    Cosa rimaneva?
    Ero una zombie.
    Una patetica zombie di tredici anni.

    Insolito e sorprendente nei contenuti e nella forma questo esordio di Serena Pieruccini, che ci racconta una storia dai toni orrorifici e infantili sul ritmo incalzante e di trepidante attesa del thriller. La trama si dipana alternando i capitoli intitolati “Dal diario di Lucilla”, scritti un po’ di giorno nella propria bara e un po’ di notte stesa sulla pietra tombale, dalla giovane Lucilla, una bimba di tredici anni svegliatasi improvvisamente zombie tra le mura del cimitero, senza memoria di come sia morta, a quelli intitolati “Le indagini del commissario Lugosi”, in cui si muovono appunto il commissario, i suoi collaboratori (nonché il suo cagnolino!), gli indiziati di efferati delitti seriali che stanno piegando alla paura la popolazione della città di L. e tutti i personaggi che, per vari motivi, animano le vicende legate alle indagini. Nonostante lo stile molto semplice, a tratti volutamente infantile, il detective plot tiene incollati alle pagine creando suspance e riuscendo a far ricadere i sospetti del lettore su molti personaggi ma su nessuno in particolare, mostrando il colpevole, inaspettato e quasi insospettabile, solo nelle ultime pagine; si scopre la verità, efficacemente, attraverso i ricordi che piano piano tornano a completare la memoria di Lucilla, attraverso le sue scoperte e le sue intrepide missioni e attraverso le giovani vittime tredicenni, piuttosto che grazie ai ritrovamenti, agli interrogatori e alle analisi sofisticate di ogni genere condotti dal commissario e dalla polizia.

    Inizia a scrivere, piccola Lucilla
    in queste pagine la tua luce brilla.
    Fai sì che splenda tanto
    Da rischiarare ogni antro.
    È una storia ingarbugliata
    Dagli eventi ammatassata.
    Nodi, raggiri e coincidenze
    Di tutto sembrano le essenze.
    Un rompicapo è tutto per davvero
    E la Polizia non risolve il mistero.
    Forse c’è chi si è dato tanto da fare
    Affinché ogni cosa non s’abbia a svelare?

    Il tema della morte è centrale, stranamente mostruoso per i vivi – per la crudeltà e la violenza dei delitti e per il dolore con cui le persone affrontano la separazione dai propri cari – e sereno per i defunti. Il risveglio all’apparenza spaventoso dei morti nelle proprie bare, spesso con corpi incompleti, ricuciti e comunque deturpati dal trapasso, è addolcito dalla quiete con cui viene affrontato, dalle inattese solidarietà e comprensione che si instaurano tra i morti zombie del cimitero, dai disegni al contempo teneri e sinistri che accompagnano il libro, opera dell’autrice stessa, che meglio di mille descrizioni fanno prendere forma ai personaggi, delicati e raccapriccianti. Nonostante questo però, la morte non fa meno male. Anzi, le storie di vita e morte sulle quali l’autrice si sofferma, raccontate da alcuni zombie a Lucilla – quella dell’amico Biglia, quella dei due innamorati che si sono scambiati il cuore, quella della suicida affetta da dismorfofobia, quella di Silvia col suo mostro nella pancia e quella, più intensa e commovente di tutte, del morto Anonimo – portano le tracce della sofferenza, dell’incomprensione e del rimpianto per l’occasione sprecata – o peggio strappa via da altri – di realizzare qualcosa o se stessi da vivi.

    Io quando sono morta ho provato […] una rabbia così grande da cancellare quasi il dolore. Rabbia, perché quell’assassino la stava facendo franca e stava riuscendo nel suo scopo. Stavo morendo. Rabbia perché si nascondeva e vedeva il mio volto sofferente e inerme, mentre io non potevo vedere lui. Rabbia per il senso di impotenza […], per l’insensatezza di tutto ciò. E rabbia per la perdita di una possibile vita, per i sogni e le speranza inutili e per le persone che lasciavo dietro di me.
    (le omissioni nel brano sono fatte al fine di evitare spoiler)

    Ma questa vita a metà, sospesa, in attesa del trapasso verso la morte definitiva, o meglio verso una nuova sconosciuta modalità di esistenza, ha un che di consolatorio, di rassicurante. E fa quasi da contraltare alle esistenze dei viventi e dei sopravvissuti, segnate dal conflitto, dalle incomprensioni, dai pregiudizi, dalla ricerca faticosa e spesso fallimentare di verità e giustizia. Per lo più, l’autrice ci racconta le storie dei numerosi indiziati e, meno approfonditamente, quelle degli ispettori o di chi in qualche modo ruota attorno al caso (come ad esempio le due amiche animaliste Trilly e Eleonora). Ma per quanto utili al fine di rendere completo il quadro dei sospettati e delle indagini, più che vere e proprie caratterizzazioni questi excursus vitae appaiono come ritratti fugaci e imperfetti – se pur in alcuni casi toccanti –, quasi veri e propri profiles degli indagati. Infatti questi numerosi personaggi non sono parte attiva della narrazione, non entrano realmente in gioco come persone, ma ricordano piuttosto – mi si perdoni la licenza – le pedine del Cluedo, che si muovono sulle varie scene del delitto: tutte possibili colpevoli, tutte possibili vittime, tutte con possibili moventi. Delle quali il giocatore deve conoscere passato, psicologia e background affettivo e sociale per poter portare avanti la partita e giungere a scovare assassino, movente, arma e luogo del delitto.

    La particolarità del libro è il forte contrasto tra l’atmosfera e i contenuti macabri, cupi e adulti e lo stile semplice della narrazione – caratterizzato da un linguaggio comune, spesso colloquiale e privo di virtuosismi, da frasi brevi, da capitoli di due, al massimo tre paginette, sempre introdotti da un sottotitolo, dalle filastrocche un po’ naif che Lucilla trova ogni mattina sulla sua tomba, dai pensieri comuni, lineari della protagonista, non particolarmente brillanti ma mai artificiosi. Tutti indizi, questi, che fan pensare si tratti di un libro per ragazzini; non sfugge, infatti, anche un certo intento pedagogico che trapela in alcune riflessioni profonde – soprattutto uscite dalla bocca di Biglia, un giovane morto che diviene da subito guida e poi amico inseparabile di Lucilla –, come nel tentativo (evidente e dichiarato) di sensibilizzare al rispetto e all’affetto per gli animali (i personaggi più positivi sono vegani ad esempio e i mici hanno un ruolo fondamentale di vittime e al contempo ausili nella nuova vita di Lucilla), nella condanna velata agli effetti deleteri delle droghe. Eppure il tema degli zombie e soprattutto quello degli omicidi seriali – mai descritti nei dettagli, ma lasciati ampiamente intendere, e forse per questo ancor più violenti lasciati in mano all’immaginazione del lettore – sono raccontati attraverso brani cruenti, crudi, talvolta raccapriccianti (sia a livello fisico che psicologico).

    Questo connubio contrastante di trama horror e narrazione infantile, di atmosfere dark e toni che sanno di poesia e tenerezza, di immagini crude e dettagli cartoneschi che le ingentiliscono, di dimensione reale che si sposa, in modo al contempo surreale e credibile, con quella immaginaria o onirica, fa del libro un omaggio alle opere di Neil Gaiman (i bottoni cuciti sugli occhi, ad esempio, ricordano molto Coraline) e a quella visione del mondo folle, geniale, oscura e visionaria, esclusiva di Tim Burton (come non accostare il libro all’atmosfera scanzonata eppur nostalgica, orrorifica eppur poetica di Nightmare before Christmas o de La sposa cadavere?).

    Insomma, un buon esordio – originale, creativo e piacevole da leggere –, con qualche pecca qua e là, ma assolutamente godibile.

  5. :

    Una doppia investigazione, una sotterranea nei ricordi frammentati di Lucilla e i suoi piccoli amici felini e una alla luce del sole, quella del commissario Lugosi.
    Lucilla è – o meglio era – una ragazzina di tredici anni. Una notte si sveglia nella propria bara e risalendo in superficie tra lo strazio e la paura sbuca nel campo santo, pensando di esser sola e abbandonata non è con poco sconcerto che apprende che il cimitero di notte si popola di… vita. All’inizio la bambina è intimorita ma non spaventata o meglio, curiosa e viene accolta subito da Biglia, un ragazzino della sua età che deve il nomignolo alla testa tonda e pelata. A dispetto di tutti i libri letti e i film visti in vita, Lucilla scopre un mondo popolato da vecchi e bambini, morti da centinaia di anni o anche solo pochi giorni. Ma per Lucilla le sorprese non sono finite e infatti, scopre presto di avere uno scopo. Infatti, il suo risveglio è dovuto al miagolio insistente e disperato di un micio straziato. In mezzo ai cipressi, un felino fatto a pezzi ha bisogno di esser ricucito e con ago, filo e un poco d’ingegno, da quella notte Lucilla diventa la bambina dei gatti.
    Di una cosa però ancora non si capacita: essere l’unica a non ricordare la propria morte la disorienta e gli altri morti di sicuro non le sono d’aiuto.
    Alla luce del sole, il commissario Angelo Lugosi si dispera per la morte di Lucilla, ma non solo. Infatti nel mondo dei vivi l’orrore è in agguato. Un serial killer efferato, prende di mira i bambini di tredici anni e li fa ritrovare alla polizia belli impacchettati e tagliuzzati.
    Per questo motivo il libro di Serena è così particolare: quanto possa essere crudele la vita, a volte, lo insegnano solo le fiabe.
    Così si presenta questo libro di Serena Pieruccini, burattinaia o meglio, maga della cartapesta, una fiaba, come quelle di una volta, con nomi evocativi e la crudeltà dell’essere umano, nascosta sotto mentite spoglie.
    Nel cimitero, una carrellata di personaggi affetti dalle più umane malattie. C’è chi ancora porta il peso del proprio corpo come un fardello inutile, c’è chi si ama solo litigando e rifugiandosi in se stessi e fa a pezzi il proprio cuore e quello dell’amato, c’è chi si vede mostro tra i mostri e non esce dalla propria tomba come prima non usciva dalla propria casa.
    In più, note assolutamente personali, sono la data d’inizio delle indagini che cade proprio nella data della mia nascita e una chicca: una morta vestita di pizzi e corsetti che canta ‘Like a Zombie’. I numerosi riferimenti pop e letterari, sono assolutamente imperdibili.
    Le illustrazioni sono incantevoli, con chiari riferimenti a Tim Burton e Roman Dirge.
    Se devo trovare un difettoo a questo libro che ho letto tutto d’un fiato in una notte, è l’impaginazione a volte troppo confusionaria e con i capitoli non ben separati.
    In conclusione, è un libro assolutamente consigliato. Un thriller ben congeniato e con finale aperto… aspettiamo le avventure della Bambina Zombie dei Gatti e nuovi casi misteriosi da risolvere.

  6. :

    Alcune scene sono così intense e delicate da farci ritrovare la forza dell’infanzia, quando avevamo paura dei mostri ma credevamo esistesse anche una magia per sconfiggerli.

  7. :

    Lontano dai soliti stereotipi è un libro adatto a tutte le fasce d’età. Scritto in maniera molto scorrevole è un giallo che si lascia leggere tutto d’un fiato. Originale ed innovativa l’idea della bimba zombie come protagonista che fa vivere la vicenda da un punto di vista alternativo ma anche un po’ ingenuo e curioso tipico dei ragazzini. consiglio vivamente la lettura a tutti coloro che son stufi dei soliti stilemi del genere

  8. :

    Un buon esordio, quello di Serena Pieruccini, neo autrice e da tempo creatrice di personaggi che, a quanto so, popolano la sua affollata soffitta. “Il risveglio di Lucilla” è un giallo a tutti gli effetti, condito da elementi zombie e da diverse citazioni cinematografiche.Ovviamente il target di lettura comprende a mio avviso una fascia di età piuttosto bassa,diciamo che il lettore tipo può essere un teenager, ma questo non impedisce ad una trentenne (come ad esempio la sottoscritta) di goderne per una lettura natalizia. Brava Serena, continua così!

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